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Max Blardone Ambassador Expo

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Max Blardone Ambassador Expo

“Max Blardone. Il segreto della vita è nel cartoccio di un panino”.
Questo il titolo dell’interessante intervista concessa da Max a Stefano Carnazzi, in occasione di Expo Milano 2015.

Lei è uno degli Ambassador più attivi e dinamici, ha parlato con chiunque di Expo Milano 2015 e mostrato il marchietto di Ambassador ovunque. Se l’esposizione universale fosse una gara, è sicuro a medaglia. Perché ha abbracciato l’evento così entusiasticamente?

Perché è per tutti un’occasione unica che promette di essere indimenticabile. È la prima esposizione universale che noi viviamo e succede una volta sola nella vita. Mi sento portato a dare il massimo per un evento che durerà mesi, così vicino a casa nostra, che valorizza la nostra Italia nel mondo e promuove il mio Paese. E poi il tema. Il cibo! Senza nulla togliere al resto del mondo, tutti riconoscono l’eccellenza italiana del made in Italy, sano e naturale.

Insomma si può dire che viene naturale! Ma i suoi colleghi sportivi di altre nazioni hanno già idea di cos’è e cosa sarà Expo Milano 2015, o glielo devo raccontare di sana pianta a ognuno?

Dipende un po’ di che parte del mondo parliamo. In America – Stati Uniti e Canada – a mio avviso sono molto più a conoscenza di questo evento di quanto pensiamo. Essendoci all’estero tanti italiani, emigrati o di discendenza familiare, certamente orgogliosi della fama che ha già il made in Italy, forse tutti hanno maggiori possibilità di apprezzarlo.

Speriamo vengano a Milano.

Sicuro, e al di là dei personaggi famosi e degli sportivi, nelle località sciistiche, molto importanti per lo sport, da Aspen a Kitzbuhel i ristoranti italiani son sempre strapieni; il che vuol dire che il cibo italiano già… svetta.

Sta cominciando un nuovo periodo d’allenamento, che presumiamo un po’ duro; quali sfide l’attendono? E quali di queste la preoccupano?

Dopo quindici anni di Coppa del mondo, gli allenamenti li vivo con tranquillità. La magia è nel mio lavoro, nel pre-gara, con sensazioni, obiettivi, priorità. È un lavoro che richiede forma fisica e serenità nell’affrontare anche piccoli acciacchi.

Quanto cambia la sua dieta tra quando è a casa rispetto a quando è in giro per il mondo?

Crescere essendo abituato a mangiare sano e genuino è stato un bene. Ora questa è la mia inclinazione, lo è sempre stata. Così, da quando ho iniziato la vita d’albergo sono sempre puntiglioso, e faccio fatica ad accettare piatti troppo pesanti ed elaborati. Quando mi vengono offerti, al loro posto preferisco chiedere cose molto più semplici, anche solo una pasta in bianco con l’olio e il parmigiano!

Dopo anni di sport ai massimi livelli, le viene automatico fare il conto delle calorie quando mangia?

No, perché fortunatamente ho sempre mangiato sano. Amo da sempre ciò che è fatto in casa. Sono cresciuto in una famiglia dove la madre è del Sud Italia, calabrese, e il papà piemontese, quindi sono riuscito ad avere il meglio della tradizione, portando avanti un discorso sano. Le famiglie in Meridione mi pare abbiano un maggior attaccamento alla ritualità, al procedimento in cucina, alla filiera di conoscenze necessarie per arrivare al frutto, seminare la terra, farlo crescere… Io sono fortunato a farne parte.

Quale piatto le ricorda la sua infanzia, in famiglia?

Un piatto che è tuttora il mio preferito, le lasagne fatte in casa. Con la loro pasta sfoglia a strati, la besciamella, il pomodoro, con tutta la lavorazione connessa, la farina, la pasta. Ci tengo a dire: proprio con la sfoglia fatta in casa, con la farina…

Pre-gara e concentrazione. Che musica ascolta? La musica aiuta l’attività sportiva?

La musica serve tanto! Ci sono momenti e momenti. Nel pre-gara serve aggressiva, che mi carica, come ‘The Eye of the Tiger’ dei Survivor, quella del film Rocky III. Tutto l’opposto quella dei momenti di relax, di riposo: molto, molto tranquilla… sulla musica vado dal Polo Nord al Polo Sud! Ci tengo a dire che mi piace molto in generale la musica italiana. Da Vasco Rossi che non si discute, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, Pino Daniele, fino a giovani emergenti, Emma Marrone, Alessandra Amoroso. Artisti che, si sente, amano trasmettere qualcosa. È questo il piacere.

Pre-gara e alimentazione. Quanto tempo prima si può mangiare prima di una gara?

Dipende dalle discipline. Nello slalom gigante ci sono due manche e se la prima è, per esempio, alle 9 e mezza del mattino, si può fare una bella prima colazione normale, latte e cereali o pane e marmellata, alle 7 e mezza. Poi, dopo la prima discesa gli organizzatori mettono a disposizione uno spuntino, può essere frutta, pane e affettati, minestrina, comunque leggero. È un momento di concentrazione, di tensione emotiva.

In moltissime interviste che abbiamo già condotto, a Franco Berrino, a Marco Bianchi, a Giorgio Calabrese fino a Umberto Veronesi, tutti i più grandi studiosi ci dicono che la salute degli adulti si costruisce, a tavola, da bambini. Però molti nel mondo sono sovrappeso, anche in Italia. I campioni sportivi sono degli idoli, per i bimbi. Cosa si può fare per spingerli a mangiare meglio, o a muoversi di più?

Sono d’accordissimo, mangiare bene è la benzina per il fisico. Ed è cultura. Facciamo un esempio estremo: io dico che andare a mangiare nei posti dove si mangiano schifezze in cui non si sa cosa c’è dentro, non fa bene. Io pratico il mio sport da quando avevo 3 anni, e sono sempre stato in movimento. Lo sport, un divertimento che è diventato un lavoro, mi ha sempre aiutato a mantenere una linea ben precisa. Non è mai stato un sacrificio, è una filosofia di vita.

Perché un panino mangiato ad alta quota, tra il biancore delle nevi, può sembrare così tanto più fragrante rispetto a un pasto in un rinomato ristorante in città? Questione di aria, di fame, di sole, di cosa?

C’è una storia dietro quel panino e io ho un racconto personale per spiegarlo. Quando si partiva per la giornata sulla neve, si cominciava alla sera del giorno prima: il sabato si andava alla cooperativa del paese dieci minuti prima che chiudesse a farsi tagliare l’affettato fresco e, appena tagliato, si riponeva in frigo. Alla mattina ci si svegliava – prestissimo, è chiaro, non si va a sciare a mezzogiorno, si va alle 7 del mattino e anche prima – si preparava lo zainetto di famiglia, si passava dal fornaio del paese a prendere il pane fragrante, e messo nello zaino quel bel cartoccino, si andava a sciare. Questo procedimento è parte del piacere, lo costruisci, lo insegni al figlio. Poi quando ti fermi a meno 15 gradi sotto una tettoia o in un angolino sotto la seggiovia per scartarlo, tagliarlo, condividerlo, sfido chiunque oggi a provare qualcosa di simile… Così si vive la vita in un altro modo e si apprezza di più tutto.

Lo chef dell’iniziativa Expo Cook the Mountain, Norbert Niederkofler, ci ha detto: “La montagna è una filosofia di vita. È rispetto per la natura e si tratta di un rispetto necessario, perché in montagna se non ami il territorio non sopravvivi”. Lei che in montagna è l’arciere delle nevi e ci vive per vincere, ci si ritrova?

Mi ci ritrovo eccome. Lo voglio dire in modo molto preciso. Parto dal presupposto che siamo di passaggio, siamo degli ospiti. E siccome siamo degli ospiti, dobbiamo essere educati. Educazione vuol dire rispetto per la natura, vuol dire non creare sporcizia e non ammettere la maleducazione di molte persone che gettano, anche nella neve, rifiuti e cartine quando magari c’è un cestino a cinquanta metri.
A maggior ragione in montagna, dove l’ambiente è incontaminato.
Esattamente.

Dica la verità. Con centinaia di punti di ristorazione, dai ristoranti del sito e di tutti i Paesi fino ai chioschi di street food, Expo Milano 2015 sarà il più grande ristorante del mondo. C’è qualche piatto, italiano o straniero, magari particolarmente “bomba”, che verrà qui a Milano ad assaggiare – in veste di Ambassador – però proibito, per cui va matto, senza dirlo ai suoi allenatori?

I piatti che mi piacciono di più sono tutti consentiti! Semmai, mi dovrei un po’ vergognare del contrario, cioè che faccio fatica a sgarrare. Ma mangiando le solite cose, mi sento nel giusto.

Forse è il segreto della vita d’atleta.

Ti faccio un esempio. Girando il mondo con colleghi di altre nazioni, una volta mi hanno voluto portare in un posto dove facevano le alette di pollo piccanti strapiene di peperoncino. Ne ho assaggiata solo una perché hanno insistito, e per l’amor di Dio, ho lasciato lì tutto!

Quanto siamo fortunati ad essere in Italia, un ambiente in cui le cose più buone sono sane?

Infatti a me è venuta voglia di chiedergli, “Ma le hai mai assaggiate le cose buone”? Se le volete assaggiare venite a Expo Milano 2015!

Tratto da http://www.expo2015.org/
intervista di STEFANO CARNAZZI – 29 gennaio 2015